L'Italia potrà continuare ad applicare il particolare meccanismo IVA conosciuto come split payment, o pagamento frazionato, fino al 30 giugno 2029.
È quanto stabilisce la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1728 del Consiglio, del 10 luglio 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 2ª Serie Speciale – Unione Europea, n. 70 del 7 settembre 2026.
Non viene quindi introdotta da zero una nuova tassa e non cambia l'aliquota IVA. La decisione consente invece all'Italia di continuare ad applicare una deroga alle normali regole europee sul pagamento e sulla fatturazione dell'imposta.
La ragione principale è il contrasto alle frodi e all'evasione IVA.
Split payment significa letteralmente pagamento frazionato.
Nel meccanismo ordinario, semplificando, un fornitore emette una fattura con IVA, riceve dal cliente sia il prezzo sia l'imposta e successivamente versa al Fisco l'IVA dovuta secondo le normali regole fiscali.
Con il pagamento frazionato il percorso cambia.
Per le operazioni soggette alla misura speciale, l'IVA non segue integralmente il normale percorso attraverso il fornitore: viene separata dal corrispettivo secondo il meccanismo previsto dalla disciplina.
È proprio questa particolarità che richiede un'autorizzazione europea, perché costituisce una deroga agli articoli 206 e 226 della direttiva 2006/112/CE sul sistema comune dell'IVA.
Una deroga è, in sostanza, un'autorizzazione a non applicare temporaneamente una regola generale secondo il modello ordinario, utilizzando invece una disciplina speciale.
Il pagamento frazionato non nasce nel 2026.
La prima autorizzazione europea richiamata nella decisione risale al 2015. Successivamente il sistema è stato prorogato più volte.
La decisione del 2017 aveva inoltre esteso l'ambito della misura ad alcune società controllate dalle pubbliche amministrazioni e alle società quotate comprese nell'indice FTSE MIB.
L'ultima precedente autorizzazione arrivava al 30 giugno 2026.
Le società quotate in borsa, però, erano già state escluse dall'ambito della misura speciale a partire dal 1° luglio 2025.
Il 9 ottobre 2025 l'Italia ha quindi chiesto alla Commissione europea di poter continuare ad applicare la misura speciale fino al 31 dicembre 2029.
L'Unione europea ha concesso la prosecuzione, ma fino al 30 giugno 2029.
La decisione europea spiega in maniera abbastanza chiara il ragionamento.
Lo split payment fa parte di un pacchetto più ampio di strumenti adottati dall'Italia per contrastare frode ed evasione fiscale.
Tra questi strumenti c'è anche la fatturazione elettronica obbligatoria.
La fatturazione elettronica permette alle autorità fiscali italiane di effettuare controlli incrociati sulle operazioni dichiarate e sui versamenti IVA.
Ma, secondo quanto sostenuto dall'Italia nel procedimento europeo, fatturazione elettronica e split payment intervengono in due momenti differenti.
La differenza è importante.
La fatturazione elettronica consente al Fisco di conoscere più rapidamente le operazioni e individuare potenziali situazioni di frode o evasione.
Il pagamento frazionato agisce invece preventivamente sul versamento dell'imposta.
Nel testo europeo lo split payment viene sostanzialmente considerato una misura ex ante, mentre la fatturazione elettronica opera come strumento ex post di controllo.
Ex ante significa “prima che si verifichi un determinato evento”; ex post significa invece “successivamente”.
Secondo l'Italia, senza il pagamento frazionato potrebbe verificarsi una situazione problematica: quando il controllo fiscale individua un'irregolarità, il soggetto che avrebbe dovuto versare l'IVA potrebbe nel frattempo essere diventato insolvente.
Il pagamento frazionato riduce questo rischio intervenendo prima.
Immaginiamo un'impresa che effettua una fornitura soggetta allo split payment.
Nel sistema ordinario, semplificando al massimo, l'impresa incasserebbe dal cliente anche l'IVA indicata in fattura e successivamente dovrebbe versarla al Fisco.
Con il pagamento frazionato, invece, il percorso dell'imposta viene separato da quello del corrispettivo.
L'obiettivo dello Stato è evitare che l'IVA venga incassata e successivamente non versata.
È come separare subito il denaro che appartiene fiscalmente allo Stato dal pagamento destinato al fornitore.
Il sistema offre vantaggi sul fronte della lotta all'evasione, ma può produrre una conseguenza finanziaria per i fornitori.
La stessa decisione europea riconosce il problema.
I fornitori interessati non possono compensare l'IVA pagata sugli acquisti con l'IVA che normalmente avrebbero incassato sulle proprie vendite soggette al meccanismo.
Di conseguenza possono trovarsi frequentemente o stabilmente in una posizione creditoria IVA.
In parole semplici: invece di dover versare IVA allo Stato, possono accumulare un credito nei confronti del Fisco.
Questo significa che potrebbero dover chiedere il rimborso dell'IVA versata a monte.
La questione dei rimborsi è uno degli aspetti più delicati della decisione.
Secondo le informazioni trasmesse dall'Italia alle istituzioni europee, i soggetti passivi che effettuano operazioni soggette alla misura speciale hanno diritto a ottenere il pagamento dei relativi crediti IVA in via prioritaria, entro il limite del credito derivante da queste operazioni.
Le domande di rimborso collegate allo split payment vengono quindi trattate prioritariamente.
Questo elemento è importante perché il problema dello split payment non riguarda soltanto la contabilità, ma anche la liquidità delle imprese.
Un'azienda che accumula continuamente crediti verso il Fisco può infatti trovarsi con denaro immobilizzato in attesa del rimborso.
Questo è probabilmente uno dei passaggi politicamente e fiscalmente più interessanti della decisione.
L'Italia in passato si era ripetutamente impegnata a non chiedere ulteriori rinnovi della misura speciale una volta completato il pacchetto di strumenti antifrode.
Nonostante ciò, ha chiesto una nuova proroga.
La motivazione italiana è che lo split payment si sarebbe dimostrato efficace e complementare alla fatturazione elettronica e che eliminarlo potrebbe provocare una regressione nei risultati ottenuti nella riduzione della differenza tra IVA teoricamente dovuta e IVA effettivamente riscossa.
Il Consiglio ha accettato questa impostazione e autorizzato la prosecuzione fino al 30 giugno 2029.
Ma il testo contiene anche un'indicazione significativa: le deroghe alle normali regole IVA vengono considerate una soluzione di ultima istanza.
L'Italia viene quindi invitata a rafforzare gli strumenti ordinari di prevenzione e contrasto delle frodi e, se necessario, a introdurne di nuovi per evitare di dover chiedere un'ulteriore proroga.
La proroga non significa che Bruxelles smetterà di controllarne gli effetti.
Entro settembre 2027, l'Italia dovrà presentare alla Commissione europea una relazione.
Il documento dovrà analizzare in particolare la situazione generale dei rimborsi IVA ai soggetti interessati, compreso il tempo medio necessario per ottenere i rimborsi.
Dovrà inoltre valutare l'efficacia dello split payment e delle altre misure adottate dall'Italia contro frode ed evasione IVA.
La relazione dovrà contenere anche l'elenco delle misure adottate e le relative date di entrata in vigore.
Si tratta quindi di una sorta di verifica intermedia.
La modifica normativa è molto precisa.
La precedente data del 30 giugno 2026 viene sostituita con quella del 30 giugno 2029.
Inoltre, il termine previsto per la relazione italiana viene spostato dal 30 settembre 2024 al 30 settembre 2027.
Gli effetti della Decisione 2026/1728 decorrono dal giorno della sua notifica.
Il testo europeo chiarisce inoltre che la proroga è stata prevista con effetto dal 1° luglio 2026, in modo da assicurare continuità nell'applicazione della misura e certezza del diritto.
La decisione è particolarmente importante per imprese e professionisti che effettuano operazioni rientranti nell'ambito dello split payment, oltre che per pubbliche amministrazioni e società interessate dal regime.
Non bisogna però interpretare la decisione come un'estensione automatica dello split payment a tutte le imprese italiane.
Il provvedimento europeo autorizza la prosecuzione della misura speciale già prevista dalla disciplina italiana.
Inoltre, un cambiamento importante era già avvenuto: le società quotate in borsa sono escluse dall'ambito della misura dal 1° luglio 2025.
No.
La decisione europea precisa che la misura speciale non incide sull'importo complessivo del gettito fiscale riscosso nella fase del consumo finale.
Non siamo quindi davanti a un aumento dell'aliquota IVA o all'introduzione di una nuova imposta per i cittadini.
Il cambiamento riguarda il meccanismo attraverso il quale l'IVA viene gestita e versata nelle operazioni interessate.
La notizia potrebbe sembrare estremamente tecnica, ma dietro poche righe normative c'è una questione molto concreta.
Da una parte c'è l'interesse dello Stato a impedire che l'IVA venga incassata e poi non versata.
Dall'altra c'è l'esigenza delle imprese di non accumulare crediti fiscali per periodi troppo lunghi, con conseguenze sulla liquidità.
La nuova autorizzazione europea cerca di mantenere questo equilibrio: proroga lo strumento antifrode, ma contemporaneamente impone all'Italia di monitorare attentamente i rimborsi.
Cos'è lo split payment?
È il cosiddetto pagamento frazionato dell'IVA. Nelle operazioni interessate, il pagamento del corrispettivo e la gestione dell'IVA seguono un meccanismo separato rispetto al sistema ordinario.
Lo split payment viene abolito nel 2026?
No. La nuova decisione europea autorizza l'Italia a continuare ad applicare la misura fino al 30 giugno 2029.
L'Italia aveva chiesto una proroga fino a quando?
L'Italia aveva chiesto di poter continuare ad applicare la misura fino al 31 dicembre 2029. La decisione adottata dal Consiglio fissa invece il termine al 30 giugno 2029.
La decisione aumenta l'IVA?
No. Non modifica le aliquote IVA. Interviene sulle modalità di pagamento e fatturazione dell'imposta nelle operazioni interessate.
Perché viene mantenuto lo split payment?
Perché l'Italia lo considera uno strumento efficace contro frode ed evasione IVA, soprattutto quando viene utilizzato insieme alla fatturazione elettronica.
Qual è il problema per i fornitori?
I fornitori interessati possono accumulare crediti IVA perché non incassano l'imposta sulle operazioni soggette al meccanismo nello stesso modo previsto dal regime ordinario, pur sostenendo IVA sugli acquisti.
Come vengono gestiti questi crediti IVA?
Secondo le informazioni fornite dall'Italia e riportate nella decisione, i crediti collegati alle operazioni soggette alla misura possono beneficiare di un trattamento prioritario per il rimborso, nei limiti previsti.
Le società quotate sono ancora comprese nello split payment?
La decisione ricorda che le società quotate in borsa sono state escluse dall'ambito della misura speciale dal 1° luglio 2025.
Cosa succederà nel 2027?
Entro il 30 settembre 2027 l'Italia dovrà presentare alla Commissione una relazione che analizzi, tra le altre cose, i tempi medi dei rimborsi IVA e l'efficacia delle misure contro frode ed evasione.
Dopo giugno 2029 ci sarà un'altra proroga?
La decisione non lo stabilisce. Anzi, il testo sottolinea che le deroghe alle normali regole IVA dovrebbero essere una soluzione di ultima istanza e invita l'Italia a rafforzare gli strumenti ordinari antifrode per evitare la necessità di un'altra proroga.
Immaginiamo un condominio che deve pagare 1.000 euro per un lavoro più IVA.
Nel sistema ordinario, semplificando, il condominio versa all'impresa sia il prezzo del lavoro sia l'IVA. L'impresa riceve tutto e successivamente regola l'imposta con il Fisco.
Con lo split payment è come se il pagamento venisse diviso in due “buste”: una destinata al fornitore e l'altra relativa all'IVA, gestita separatamente secondo le regole del pagamento frazionato.
Lo Stato riduce così il rischio che l'IVA venga incassata ma non successivamente versata.
Per l'impresa, però, c'è il rovescio della medaglia: continua a pagare IVA su molti dei propri acquisti ma non incassa allo stesso modo quella sulle operazioni soggette allo split payment. Può quindi accumulare un credito verso il Fisco.
Ed è proprio per questo che tempi e funzionamento dei rimborsi IVA saranno uno dei punti che l'Italia dovrà rendicontare alla Commissione europea nel 2027.
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